Nei sutrini la devozione a Sant'Antonio esiste da sempre, uno statuto cittadino del 1300 considera festivo il 17 gennaio ed ammonisce i Magistrati a presentarsi in alta uniforme alle Cerimonie Pubbliche.
Si è sempre festeggiato il Santo degli Animali il 17 gennaio (sembra che questo sia il giorno della sua morte), con la benedizione degli animali seguita da potenti libagioni.
Il banchetto del cosiddetto "Ottavario" (otto giorni) veniva organizzato da un'apposita Commissione, presieduta dal Segretario della Società; reperiti il locale ed il cuoco, tutti i soci partecipavano alla "mangiata", portandosi da casa il piatto, il bicchiere e le posate legate al tovagliolo.
Il pranzo era quasi sempre lo stesso: rigatoni al ragù, involtini ed abbacchio, insalata e per finire la classica mela e come condimento non mancava mai il grido ripetuto a perdifiato "EVVIVA SANT'ANTONIO!!!". I festeggiamenti perciò erano di quelli che (grazie al buon mantenimento di molte tradizioni) si fanno tutt'ora.
La differenza sostanziale con oggi, risiede nel fatto che dal 1886, anno di fondazione (o Rifondazione) dell'Antica Società di Sant'Antonio ad organizzare la festa erano soltanto in stretta alternanza le due famiglie dei Carloni ed Ancillao.
Una famiglia "teneva lo stendardo", il simbolo così com'è tutt'oggi, da custodire per un anno, ed offriva il rinfresco; l'altra organizzava la festa esterna, cioè le messe in chiesa, gli "spari", la "corsa della Stella", la "corsa del gallinaccio", la "corsa delle pile" e le esibizioni della Banda Musicale.
Ovviamente data la situazione economica e sociale del tempo, tutto aveva un sapore diverso dall'attuale, non c'erano "forestieri", e molti sutrini vivevano la festa come la grande occasione per gustare prelibatezze esclusive.
La festa dura 8 giorni, inizia il 17 gennaio con la sfilata dei cavalli e dei cavalieri (La Cavalleria) e con la Benedizione sulla piazza si termina quindi con l'"ottavario".Il giorno più importante è il 17 e viene consumato con rituale sempre identico; il primo "giro" per le vie cittadine è "a vuoto", i cavalieri sfilano a due a due sui loro cavalli "infiocchettati" per l'occasione, senza però portare con loro lo Stendardo raffigurante il Santo.
Gli stessi Cavalieri poi, si recano sotto la casa del "socio uscente", quello cioè che ha tenuto il Vessillo nell'anno attuale.Il vecchio "festarolo", si pone alla testa del corteo esibendo lo Stendardo, alla sua destra cavalca il socio che riceverà lo Stendardo (dopo la Benedizione...) con un Passaggio di Consegna;alla sua sinistra cavalca quello che invece lo riceverà l'anno successivo.
A questo punto, il corteo sfila al gran completo per le vie del paese e, transitendo per la piazza, riceverà la Benedizione da parte del Cappellano, poi al grido di "EVVIVA SANT'ANTONIO!!!", il corteo si reca sotto la casa del "nuovo festarolo", dove avverrà la consegna, una cerimonia di altissima tradizione, molto...molto commovente.
Da questo momento in poi la casa del Festarolo, resterà aperta per otto giorni, e chiunque abbia voglia di vedere ed onorare il Santo e lo Stendardo verrà accolto con enorme piacere e verrà abbondamente nutrito.
Per il Festarolo è un punto d'onore che si vada a visitare il Santo e guai a non farsi vedere in quegli otto giorni, ne và anche delle grandi amicizie...
A far da contorno a tutto questo ci sono i festeggiamenti esterni: la banda musicale, i fuochi artificiali, (i popolari "botti") e la "corsa della Stella (trattata a parte...).
Dopo otto giorni, poi, cade l' Ottavario: l'ottavo giorno successivo al 17 gennaio chiude i festeggiamenti; la Messa è officiata dal Cappellano ed è seguita con devozione da tutti i soci, in successione segue poi il grande pranzo sociale che concluderà la giornata di giubilo per la gloria del Santo e dell'Antica Società di Sant'Antonio Abate.