Sul finire dell' Ottocento due famiglie di Sutri, i Carloni e gli Ancillao, rispettivamente cavallari e bovari, fondarono la Società di Sant'Antonio Abate. La data di fondazione venne indicata nel 1886, in quanto lo Stendardo che l'odierna Antica Società porta annualmente in trionfo e si tramanda di socio in socio, porta appunto questa data.

Esattamente la dicitura recita "I DEPUTATI CARLONI E ANCILLAO - 1887". Da questo si presume che la prima volta tale Stendardo sia sfilato il 17 gennaio 1887. I soci fondatori furono Girolamo, Marco e Nicola Carloni e Antonio, Felice e Giorgio Ancillao.

La storia nel periodo dei festeggiamenti del Centenario, si ingarbuglia però e si tinge di giallo ! Infatti venne rinvenuto, conservato in casa di Sante Carloni, uno stendardo più vecchio di quello che siamo abituati vedere sfilare in testa alla Cavalleria. Questo significa che la Società era molto più antica del 1887, in quell'anno sfilò per la prima volta il nuovo Stendardo che le dua famiglie fondatrici commissionarono al Diotallevi. Ma la società esisteva già.

Ed allora coloro che noi consideriamo i fondatori della società che ruolo ebbero in realtà ? Non avendo documenti scritti, si possono solo formulare delle ipotesi...

Con molta probabilità, la Società esistente da molto tempo, stava attraversando un periodo di crisi, non dimentichiamo che non era trascorso neppure un ventennio da quel 20 settembre 1870 che pose fine al potere temporale dei papi, e tutte le attività legate in qualche modo alla chiesa venivano guardate con sospetto e con ostilità. Era perciò naturale che anche la Società di Sant'Antonio entrasse in crisi o addirittura conoscesse un periodo di sospensione. Ecco allora che le due famiglie degli Ancillao e dei Carloni, sia per devozione verso il Santo, sia per il desiderio di ripristinare qualcosa che era andata perduta o che stava per perdersi, sia per una forma di opposizione verso il nuovo, decidono di ridar vita o almeno rinvigorire la Società.

Tratteggiare una storia seppure schematica dell'Antica Società è un'impresa dura, in quanto mancano documenti scritti. Si deve alla solerzia del Segretariato se si sono potuti trovare i verbali delle assemblee annuali e delle riunioni straordinarie della Società. Putroppo questa documentazione inizia dall'anno della nomina a Segretario di Francesco Leo (1960). Per gli anni porecedenti bisogna rifarsi a testimonianze orali, e finchè si possono ascoltare direttamente i protagonisti va tutto bene, le difficoltà iniziano però quando ci si deve accontentare di racconti indiretti, in questo caso il pericolo di inesattezze risulta maggiore. Di certo possiamo dire che all'inizio erano solo le famiglie dei Fondatori che si alternavano nell'onore e nell'onere di custodire lo Stendardo.

Queste due famiglie pur accettando l'aumento dei soci che si univano alla Società continuarono comunque la loro primogenura di custodia dello Stendardo. La vita intanto a Sutri non scorreva tranquilla...I contadini e gli allevatori, come del resto tutti gli altri ceti sociali, venivano ogni tanto strappati ai loro campi ed inviati in paesi lontani a combattere. Alla campagna d'Africa, seguirono la guerra di Libia e la sanguinosa guerra Mondiale ed i periodi di pace erano caratterizzati da cruente rivendicazioni sociali che facevano da sfondo alla vita quotidiana dei nostri concittadini.

Nemmeno all'interno della nostra Società la vita scorreva tranquilla. I nuovi soci premevano per avere gli stessi onori dei soci fondatori. Questi a loro volta facevano quadrato attorno ai loro privilegi.A questo punto avvenne la "rottura". Alcuni soci si staccarono e dettero vita a quella che chiamarono "La Nuova Società di Sant'Antonio per distizione dalla nostra che si nominò allora "L'Antica Società".

A questo punto della storia, ci sono episodi e dei casi che non possono non essere citati, ci limiteremo comunque a solo tre casi che ci sono sembrati i più caratteristici: l'ultimo dei fondatori, Nicola Carloni, è morto il 5 dicembre 1935. Nel gennaio precedente, aveva avuto in consegna lo Stendardo del Santo, e per suo espresso desiderio, proprio di fronte allo Stendardo esalò il suo ultimo respiro.Gli anni della seconda Guerra Mondiale, trovarono il Santo in casa del socio Nicola Ceci, il quale dovette sobbarcarsi il pesante onere di tenerlo per tutto il periodo bellico. Nonostante le ristrettezze, il Santo fu sempre festeggiato e, quando il 3 giugno la popolazione fu costretta a lasciare il centro abitato per disperdersi in campagna, Nicola Ceci tra le poche cose che ritenette degne di essere salvate, mise in testa lo Stendardo del Santo che condivise così il periodo di sfollamento di tutti i sutrini.

Categoria: La Società

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